Oggi è la giornata Internazionale della consapevolezza sulla morte dei bambini durante e dopo la gravidanza (Baby Loss Awareness Days). Questa giornata è nata per condividere la memoria di un figlio che non è mai venuto alla luce o non ce l’ha fatta nelle prime ore di vita. E voluta anche per rompere il tabù che sta intorno a questo lutto.

Questo è un tema che mi è molto caro, perché ho avuto un aborto spontaneo anche io.

Sono passati tre anni oramai da quel giorno, volevo dimenticare, ho provato mi sono resa conto che non si può dimenticare. Con il tempo puoi alleviare le ferite ma non dimenticare.

Era la mia seconda gravidanza inaspettata ma ben accettata, purtroppo però iniziata male fin da subito, non ci feci tanto caso perché anche la mia precedente gravidanza era iniziata male, quindi ho continuato a fare tutto ciò che facevo normalmente.
La dottoressa mi aveva consigliato di mettermi a riposo, non potevo visto che c’era Emma.
Addirittura lavorai e dopo tre giorni di lavoro, ho perso il mio bambino.
11 Luglio 2011, la sera prima ho festeggiato il mio compleanno, la mattina alle cinque mi svegliai per il dolore ai reni ma rimasi a letto fino alle otto. Poi però mi alzai correndo al bagno, ero un fiume in piena, andai di corsa al pronto soccorso, il ginecologo mi fece l’ecografia e ricordo ancora la domanda stupida che gli feci “dottore come sta?” Come poteva stare non si sentiva più il battito.

All’ospedale è stato tragico, mi hanno fatto il raschiamento, ricordo ancora la freddezza dei medici, nessuno che mi disse “ signora stia tranquilla”. Quando l’anestesia fece effetto i miei occhi si chiusero in un mare di lacrime.

Uscita dalla sala operatoria c’era solo mio marito che mi aspettava e purtroppo si è dovuto subire la mia crisi isterica, si perché l’anestesia mi fece un brutto scherzo iniziai ad urlare dicendo che dovevo ritornare dalla mia Emma, dopo che mi sono calmata mio marito se n’è andato da Emma perché nessuno poteva tenerla.

Sono rimasta sola con il mio dolore e abbandonata con indosso solo il camice sporco di sangue, nessun infermiera o medico che venne a dirmi com’era andata o a chiedermi come stavo e non solo dovevo sorbire tutti gli auguri e i baci di affetto di chi, inMecavece a differenza mia aveva partorito.

Ecco questa cosa non l’ho mai capita, perché si mette nella stessa stanza una donna che ha subito un aborto( che sia spontaneo o naturale) nella stessa stanza con chi ha appena partorito.

La sera vedendo che nessun infermiera veniva a cambiarmi, ho raccolto le mie forze e mi sono data una sciacquata e messa il pigiama, sperando di riposare un pò invece non fu così…
Il mattino dopo mi dimisero, ritornati a casa fra le braccia di mia figlia e mio marito, sperando di dimenticare quel giorno.
Ho sempre detto di aver perso un bambino perché sono convinta ancora ora che era un maschio, un po’ perché ogni mamma se lo sente e poi perché a questa gravidanza rispetto alle altre due non mi è mai venuto un nome da femmina tutti nomi da maschi, sarà stupido forse però mi piace rimanere con questa illusione.
Il dolore più grande non è stato il fatto di averlo perso ma bensì aver saputo subito dopo che mia cognata era rimasta incinta. Vedere la sua pancia che cresceva giorno dopo giorno, faceva crescere il mio dolore, è stato difficile dimenticare. Purtroppo non era colpa sua ma le mie emozioni in quel momento non le potevo controllare.
Qualcuno da lassù mi ha voluto veramente bene perché dopo pochi mesi dopo sono rimasta di nuovo incinta, una gravidanza iniziata anche questa male e fortunatamente portata a termine, ed è arrivata una bimba bellissima che si chiama Giulia.
Molte volte sento quando una donna è incinta la solita domanda “è maschio o femmina? ” Io ora chiedo solo “come sta?”
Per me adesso è l’unica cosa importante.

Questo mio post è stato uno sfogo, un senso di liberazione dai miei sensi di colpa, nessuno mi potrà ridare il mio bambino.

Ora mi rivolgo a voi donne che siete in dolce attesa, non fate lo stesso sbaglio mio, se vedete che c’è qualcosa che non và, se vedete dei segnali negativi, correte dal vostro medico e se necessario mettetevi a riposo.

Fatelo meglio stare a letto se necessario anche per nove mesi, piuttosto che vivere con i sensi di colpa di non averlo fatto, come ho fatto io.

Un abbraccio e al prossimo post da Enisla Meca !

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