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“Vedo a colori” un libro che ti insegna a guardare il mondo con gli occhi di un bambino!

Autore: Alessio Li Causi

Illustrazioni: Sara Carramusa

Editore: Corrimano Edizioni

Data di pubblicazione: Dieci dicembre 2017.

 

Formato: Libro Cartaceo, con copertina cartonata.

 

Età: a partire dai 5 anni


Descrizione: Questo libro parla di Ruben, un bambino molto curioso  che vuole conoscere il mondo, attraverso la sua città.  Lui è un grande osservatore e per le strade della sua città vede gente di ogni tipo. Ma lui è un bambino speciale, che il mondo non lo vuole vedere solo in bianco e nero ma a colori.

Giudizio:Devo essere sincera appena ho visto il libro mi sono domandata “ ma che cos’è questo coso?”, invece poi leggendolo mi sono innamorata.

È un libro particolare, perché affronta tematiche molto importanti, quali l’omosessualità, la disabilità razzismo ecc ecc. visti attraverso gli occhi di un bambino.

Ti insegna a vedere il mondo con gli occhi di un bambino, un mondo tutto colorato e non in bianco e nero come siamo abituati a vederlo. Molte volte siamo portati, a giudicare l’altro in modo negativo, i bambini  non osservano con pregiudizi ma con innocenza.

Mi ha colpito molto questo libro, perchè io sono stata vittima di discriminazione essendo albanese.

Mi ricordo di un episodio in cui un bambino alle elementari mi insultava tutti i giorni con “ albanese di merda”,poi negli anni ci siamo persi e ritrovati quando oramai eravamo adulti e io gli domandai ma perché quando eravamo piccoli mi insultavi sempre con “albanese di merde” e lui mi rispose “ era mio nonno a dirmelo che voi eravate cattivi”. Ecco questi dimostra che i bambini non hanno pregiudizi e vedono il mondo con altri occhi ed è giusti che crescano liberi da ogni pregiudizio.

 

Il mondo visto dagli adulti
Il mondo visto dai bambini

Io lo proporrei come lettura nelle scuole elementari, perchè è un libro che nella sua semplicità, insegna veramente molto.


Dove acquistarlo: Corrimano Edizioni

Per ulteriori informazioni visitare il sito www.corrimanoedizioni.it

Un abbraccio e al prossimo libro da

Enisla Meca!

10 libri da regalare per Natale 2017 ai vostri bambini!

Ciao cari amici di Scrivere a Colori, oggi vi parlo come ogni venerdì di libri, in particolare di letture natalizie

Io adoro leggere ed ho contagiato anche le mie bambine, ho iniziato a leggergli  sin dai primi mesi di vita, ora continuiamo le nostre letture con l’appuntamento fisso della favola della buonanotte.

Adesso di libri ne abbiamo tanti non sappiamo più dove metterli ma nonostante ciò non ci accontentiamo noi ne vogliamo sempre di più.

E allora quale migliore occasione del Natale per regalare ai bambini un libro?

Qui vi consiglio dieci libri sui racconti a tema natalizio che spero vi piaceranno.

 

  1. Il Grinch di Dr. Seuss e F. Izzo : È possibile non amare il Natale? Certo,  se si è solitari, brutti e cattivi come il Grinch, mostriciattolo perfido che vive nella città di Chi-non-so. Con il solo scopo di guastare le feste ai suoi concittadini Non-so-chi, si traveste da Babbo Natale e ne combina di tutti i colori. Un personaggio leggendario, reso famoso da un film di successo con Jim Carrey. Età di lettura: da 6 anni. Dove comprarlo:Amazon
  2.   Il mondo segreto di Babbo Natale Ti sei mai chiesto cosa fa Babbo Natale mentre
    tu dormi? Ha davvero il tempo di controllare se ciascun bimbo è stato buono o cattivo? E, dubbio ancora più grave, che cosa succede realmente ai bambini “meno buoni”? Sono solo alcune delle domande alle quali non hai mai avuto risposta… finora. Questo libro è un autentico scoop, perché rivela tutti i segreti di Babbo Natale. Età di lettura: da 5 anni. Dove comprarlo: Amazon
  3. Racconti di Natale di Arianna Oranzi : Un regalo per piccoli pazienti del Bambi Gesù.  È un  e-book che raccoglie racconti scritti da blogger per  rendere le loro storie a lieto fine. Questo e-book aiuta l’associazione Amici del Bambin Gesù. Età di lettura 8 anni. Dove  comprarlo: Amazon
  4. Canti di Natale di Charles Dickens, è il classico racconto di Natale, la storia del vecchio Scrooge, cmun uomo molto ricco ma anche molto avaro, non ama il Natale, anzi, odia persino l’idea di divertirsi. Qualcosa però sta per cambiare: nella notte magica del Natale, tre incontri straordinari, riusciranno a fargli cambiare idea sul Natale? Un classico intramontabile per far rivivere ogni giorno lo spirito natalizio. Età di lettura: da 8 anni. Dove comprarlo: Amazon
  5. Fiabe e racconti per il Natale di Elena Iarussi: Una collezione di fiabe e leggende illustrate, che celebrano l’atmosfera e la tradizione natalizia. Canto di Natale, La storia di Babbo Natale, Il gigante egoista, La piccola fiammiferaia e altre affascinanti storie senza tempo da leggere e rileggere Età di lettura: da 3 anni. Dove comprarlo: http://amzn.to/2kAZE6U
  6. Ollie e la renna di Natale di M.Barigazzi , jingle, jingle… È la vigilia di Natale. Ollie è appena andata a quando si sveglia all’improvviso. Che cosa sarà quel suono? Ollie esce nella, neve e lo segue. Nuova avventura sta per cominciare. Sarà un Natale indimenticabile! Età di lettura: da 3 anni. Dove comprarlo: http://amzn.to/2BWiqKm
  7. Rover salva il natalemdi Roddy Doyle e B. Ajhar bambini la sera non vogliono mai andare a letto. Tranne il 24 dicembre. Ma non sanno che Babbo Natale è davvero nei guai e che i loro regali sono seriamente in pericolo. Rudolph, la renna più forte e più veloce, che sa orientarsi a occhi chiusi tra le stelle, la renna più esperta negli atterraggi sui tetti, la renna che canta volando da un paese all’altro, è in sciopero. Babbo Natale sa che c’è solo un animale in grado di sostituire Rudolph: un cane di nome Rover! Riuscirà l’astuto elfo inviato da Babbo Natale a convincere il cane più furbo del mondo – quello che vendeva la cacca ai Ridarelli – a lavorare gratis per una notte intera? Un volo a perdifiato intorno al globo terrestre, una corsa contro il tempo, tra demenziali intervalli pubblicitari, capitoli capricciosi, lucertole innamorate e imprevisti esotici di ogni genere… È una notte speciale: stavolta anche i bambini possono viaggiare con Babbo Natale, e dal cielo cade zucchero invece che neve.Una notte magica e piena di risate, che solo il genio di Roddy Doyle poteva creare. Età di lettura: da 8 anni. Dove comrparlo: http://amzn.to/2y7ZmWf
  8. I più bei racconti di Natale. Grande libro cartonato che raccoglie 8 storie ispirate al Natale e dedicate ad alcuni tra i più amati film Disney: Rapunzel, Bambi, Pinocchio, Dumbo, Cars, Winnie the Pooh, Lilli e il Vagabondo e la Carica dei 101. Tutte le pagine del volume sono corredate da bellissime illustrazioni a colori che rievocano la magica atmosfera del Natale. Età di lettura: da 3 anni. Dove comprarlo: http://amzn.to/2AEG1B4
  9. La casa di Babbo Natale di Kai Haferkamp  “Din din!” fanno le campanelle delle renne: Babbo Natale parte! La slitta è carica di regali e adesso il folletto Pic-Puc è molto contento. Ma questa mattina i regali hanno rischiato di non essere consegnati… Età di lettura: da 2 anni. Dove comprarlo: Amazon
  10. Baby’s ver frist a touchy-feely christmas book : A delightful Christmas board book with high contrast illustrations and touchy-feely patches perfect for sharing with the very young. Each festive picture has a simple description beneath to help babies learn to associate words and pictures. Young children will love feeling the different materials in every picture again and again. The last two pages show a montage of all the pictures in the book with new descriptions to help children learn their first colours. Dove comprarlo: https://www.facebook.com/ramonausborne/notifications/

Ecco questi sono i 10 libri che possono essere ideali secondo noi per regali di natale ai bambini da 1 anno a 8 anni.

Spero che questi libri vi piacciono, se è così lasciate un commento!

Buon Natale e al prossimo post da Enisla Meca!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Letture spaventose per Halloween? Ecco la storia di Vampiretto, il libro illustrato per bambini tratto dal film animato in 3D

Autore: Angela Sommer-Bodenburg

Illustrazioni: Nicholas Waller

Editore: Giunti Editore

Data di pubblicazione: 2017

Formato: Libro Cartaceo, con copertina cartonata.

Età: a partire dai 3 anni

Descrizione: Rudolph Sackville-Bagge ha 13 anni ed è…un vampiro. Per essere più precisi, ha 13 anni da 299 anni. I genitori di Rudolph sono molto severi con lui, con suo fratello maggiore Gregory e con la sorellina Anna. Tra due giorni sarà festeggiata la trecentesima volta che Rudolph compie 13 anni: un sacco di vampiri accorrono da ogni paese per unirsi alla festa che si terrà in Transilvania. Il vampiresco clan dei Sackville-Bagge si sta riunendo nelle enormi catacombe. Rookery, il famoso cacciatore di vampiri, insieme al suo apprendista Maney, blocca gli ingressi e le uscite delle catacombe, intrappolando così l’intera famiglia. Solo Rudolph, sua sorella e i suoi genitori riescono a scappare e volare in Germania. Rookery li insegue e li attacca durante il volo. Il padre di Rudolph è colpito da uno dei micidiali colpi provenienti dalla lampada a raggi ultravioletti di Rookery e rimane gravemente ferito. Rudolph distrae il cacciatore di vampiri con una mossa furba e veloce, riuscendo così a salvare la propria famiglia e a scappare dentro la torre di un antico castello della Foresta Nera. In quel castello Otto e Emma hanno aperto un bed and breakfast. Sono ‘vampiro-fobici’ e per questo il loro castello è pieno di crocifissi, trecce d’aglio e specchi. I loro unici ospiti sono appena arrivati: i Thompson con Tony, loro figlio. Ha 13 anni e una passione incredibile per…i vampiri. Ai Thompson vengono mostrate le loro stanze, e a Toni tocca stare in quella della torre…nella quale è nascosto Rudolph! Il giovane vampiro va nel panico, mai si sarebbe aspettato di conoscere un mortale! Tony trema di paura di fronte a un vampiro in carne e ossa. Entrambi–il mortale e l’immortale– all’inizio sono spaventati l’uno dell’altro. Ma i due ragazzi solitari sono in fondo curiosamente elettrizzati di questa nuova, insolita, amicizia. Di giorno Tony tiene Rudolph chiuso nel suo armadio, cercando di impedire che i suoi genitori, Otto e Emma possano scoprirlo. Di notte Rudolph incanterà Tony con dimostrazioni sovra-naturali dei suoi poteri di vampiro. Porta anche Tony a fare un giro in volo…un sogno vampiresco! Ma non andrà avanti a lungo…Rookery e Maney sono sempre più vicini e Rudolph deve trovare la sua famiglia e far uscire il suo clan dalle catacombe. Tony promette di aiutarlo e questi due giovani cavalieri notturni sono catapultati nell’avventura più incredibile della loro vita, piena di esilaranti e folli battaglie, fughe incredibili e valori familiari– anche se la tua famiglia è dotata di canini e può vivere per secoli!

Giudizio: un libro molto piacevole e divertente!

Dove acquistarlo: Hoelpi, Giunti Editore

Per ulteriori informazioni visitare il sito www.giunti.it

Un abbraccio e al prossimo libro da

Enisla Meca!

Lo Scaffale dei Piccoli: Topo Tip Non vuole andare all’asilo, un libro Giunti Editore

 

Autore: Anna Casalis

Illustratore: Marco Campanella

Editore:Dami Editore

Pubblicazione: Maggio 2017

Formato: Libro Cartaceo

Età di Lettura: 3 anni

Descrizione: “Non voglio andare all’asilo! Voglio stare a casa con la mamma!” Come andrà a finire questo ultimo capriccio del nostro piccolo amico? Topo Tip non è un topino perfetto e fa i capricci, proprio come i nostri bambini! Ma la sua mamma è bravissima: sa farlo smettere e lui torna ad essere un topino bravo e ubbidiente.

Opinione:  È un libro adorabile, che aiuta i genitori a gestire i capricci dei piccoli. Questo libro, inoltre è utile per inserire al meglio i bambini all’asilo soprattutto quelli che non vogliono andarci.

Dove acquistarlo: Giunti Editore

Intervista a Federico Moccia…

Carissimi lettori, anche oggi ho una sorpresa per voi…

Un’ intervista che Federico Moccia, ci ha gentilmente concesso qualche settimana fa!

Scrittore, sceneggiatore e regista Italiano che dopo essersi affermato come autore di testi per produzioni televisive, che variano da spettacoli di intrattenimento a serie tv, raggiunge il successo con il romanzo “Tre metri sopra il cielo”, da cui nel 2004 è stato realizzato il film omonimo.

Il film poi lo trasforma in un libro di culto tra i giovanissimi e diventa un bestseller. Il romanzo racconta la storia d’amore tra Babi e Step, due adolescenti che per la prima volta nella loro vita si innamorano. Dopo numerosi ostacoli i due finiranno per lasciarsi. Si arriva così all’altro libro “Ho voglia di te”, in cui viene descritto uno Step più maturo, ma ancora provato dalla fine della sua relazione.Il ragazzo però conoscerà Gin, che sarà in grado di farlo innamorare di nuovo.

Quest’anno è uscito il terzo libro della saga, “Tre Volte Te”, che vede protagonisti sia Babi che Step e Gin.

In questo libro, Step verrà messo davanti ad una scelta importante, dovrà scegliere tra Babi Gin.

Noi abbiamo voluto intervistare Federico Moccia, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro e nella speranza di scoprire se vi sarà anche in questo caso il sequel cinematografico.

Ecco cosa ci ha raccontato per voi…

Ci Parli un po’ di Lei.

«Mi piace molto quando sono gli altri a parlare di me, perché così scopro nuove cose di cui spesso non mi rendevo conto. Guardarmi attraverso gli occhi degli altri è una grande lezione. La mia carta d’identità non basta. Più di una volta ho provato a raccontarmi al pubblico e credo che la sintesi migliore non sia la mia biografia, i dati concreti, cosa ho fatto o non ho fatto. Semplicemente sono le parole che amo, le storie che racconto, gli amici più cari che mi accompagnano in questa vita. Sono nei quadri che dipingo (perché a volte mi cimento con pennelli e tela), nella penna che uso quando scrivo (perché la prima stesura dei miei libri è sempre a penna), in un piccolo regalo che scelgo per fare una sorpresa. Sono padre di due bellissimi figli, un compagno e un marito felice, un amico (spero). Mi ritrovo nelle pagine degli scrittori che amo, nei fotogrammi di un film che mi commuove. Mi perdo negli occhi di chi amo e mi ritrovo in quelli di chi mi fa sorridere e sa ridere di sé. Sono le cose che amo: l`amicizia e la lealtà, la solitudine e la compagnia degli amici, il silenzio e lo scoppio improvviso di una risata. Correre in moto, quando la visiera del casco è alzata ed entra il vento. Nuotare in mare. Sono curioso come una donna, dicono a volte i miei amici. E io rido. Ma credo che la curiosità sia una cosa bella, e comunque, che non appartenga ad una sola categoria. Amo il mio essere adulto oggi, perché è frutto del ragazzo che ero ieri. Che ha provato dolore, gioia, solitudine, delusione, voglia di reagire, speranza. Nessuno ti ascolta se non sei credibile. E sei credibile quando non hai paura di dire chi sei».

Com’è nata la sua passione per la scrittura?

«Da piccolo. Scrivevo sui diari, mi inventavo storie, facevo temi lunghissimi. Sapevo che le parole e la narrazione erano parte fondamentale di me, lo sentivo. Non potevo farne a meno. Ho iniziato a scrivere perché avevo voglia di leggere una storia così come nessuno era mai riuscito a raccontarmela. E credo sia un po’ lo stimolo iniziale per tutti. Poi, pian piano, la scrittura è diventata una compagna di viaggio, un modo per creare mondi legati comunque al quotidiano di tutti noi e avere un punto di vista diverso e personale su quello che, in un modo o nell’altro ci lega. Mi ha sempre colpito molto una citazione di Stephen King: “Perché gli scrittori ricordano tutto, Paul. Specialmente quello che fa male. Denuda uno scrittore, indicagli tutte le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ciascuna di esse, anche della più piccola. E dalle più grandi avrai romanzi, non amnesie. Un briciolo di talento è un buon sostegno, se si vuol diventare scrittori, ma l’unico autentico requisito è la capacità di ricordare la storia di ciascuna cicatrice”. Ecco. Ho sempre pensato di poter aggiungere una considerazione a questa citazione: oltre a ricordare la storia di ogni cicatrice, voglio cercare di ricordare il senso di ogni sorriso e gioia provata, le volte in cui un attimo di felicità ha invaso tutto e quelle in cui ho fatto importante o ho aggiunto qualcosa di buono a me stesso. Scrivo perché le mie storie sono in fondo un po’ le possibili storie di tutti, al di là dei dettagli, dei nomi, dei fatti. Parlo di essenza, di quel minimo comun denominatore che si chiama vita. Se non fossi uno scrittore, sarei una persona che sogna di fare lo scrittore e cerca di realizzare questo sogno. E nel frattempo farei un lavoro che consiste nel costruire qualcosa di concreto. Chissà, fosse sarei un falegname o un cuoco».

Ci racconti l’emozione del suo primo romanzo

«Immensa. Avevo una gran paura. Mi stavo mettendo in gioco e non avevo dei paracadute. Mi muovevo con una fiducia cieca verso quello che sarebbe potuto accadere facendo circolare la storia di Babi e Step. Fui ostinato. Ricevetti molti rifiuti. Ma andavo avanti come un panzer. Avevo voluto fortemente quel libro. Raccontare quella fase straordinaria e complessa con cui tutti, giovani e adulti, dobbiamo e abbiamo dovuto fare i conti. C’è sempre moltissimo da raccontare, specialmente se non vogliamo fare un trattato sociologico ma ci interessano semplicemente le storie. Storie credibili, concrete. Ognuno di noi a nostro modo non abbandona mai la sua parte bambina. C’è chi sa conviverci senza sindrome di Peter Pan, diventando consapevole e responsabile, ma ancora capace di stupirsi come la prima volta. C’è chi invece pretende che quella parte non si smorzi mai ma soffochi quella adulta, per la paura di invecchiare e, un giorno, morire. Credo che la voce del ragazzo che tutti siamo stati suggerisca sempre qualcosa di utile anche da adulti e non dovremmo ignorarla. Spesso ci ritroviamo nell’età dei “grandi” senza sentirci tali. Lì per lì spaventa ma poi scopri che la maturità è fantastica proprio perché implica la possibilità di rispondere appieno di meriti ed errori, nel bene e nel male, senza reti di protezione. Tutto dipende da te. E tu sei così perché sei stato quel ragazzino. È grazie a lui che oggi hai un certo approccio piuttosto che un altro alla vita. Raccontare l’adolescenza significa rispettare quella fase della vita senza sminuirla o trattarla come un cliché. Significa avere il coraggio di guardarsi dentro per scoprire quanta distanza si è messo tra noi-oggi e noi-ieri. E se è servito a qualcosa quell’ottovolante di idee, speranze, convinzioni assolute che avevamo allora. Per farlo però non ha senso solo guardare alla propria adolescenza ma bisogna osservare quella attuale, ascoltarla nelle sue diverse sfumature, senza renderla sempre e per forza un trattato generico di sociologia. Allora non sapevo chiaramente tutto questo. Era più un’intuizione. Ma era fortissima. Quasi viscerale».

Come mai ha voluto scrivere il seguito di “Tre metri sopra il cielo” e “Ho voglia di te

«Perché le storie non finiscono. E oggi le consumiamo troppo in fretta credendo di averle capite e conosciute a fondo. Ma molto resta non detto. Dico spesso che le storie d’amore hanno il tempo della vita, quello vero delle nostre giornate. Non cambiano solo per il fatto di essere narrate in un romanzo, la sostanza è la stessa, altrimenti non sarebbero credibili per chi legge. Volevo seguire ancora i miei personaggi, volevo sapere cosa sarebbe accaduto tra loro, tra Step, Babi e Gin. Perché è quello che ci accade ogni giorno con gli altri, quando ci affezioniamo. La finzione narrativa ha accorpato i molti anni trascorsi tra le pubblicazioni in un arco temporale di soli sei. Ma il lettore accetta il patto della “menzogna cronologica” per andare al sodo. Perché lo spazio del romanzo gli permette di poter tradire le convezioni spazio-temporali della realtà e scombinare le attese. Questi sei anni pesano molto. Sono più densi degli undici che separano “Ho voglia di te” (2006) da “Tre volte te” (2017) il libro e dei venticinque (1992-2017) che coprono l’arco complessivo di vita dei personaggi. D’altro canto ho scelto di aspettare perché oggi manca la possibilità di far sedimentare l’impatto e le implicazioni delle storie e volevo comunque dare anche un fondo di verità temporale, anziché saturare tutto con uscite a raffica, come se a contare fosse più il mercato che le reazioni che speravo di suscitare».

C’è un po’ di lei in questo romanzo?

«Una domanda che vale per ogni autore. C’è sempre un po’ di noi in quello che scriviamo. Non tanto nell’esattezza dei fatti, quanto nei punti di vista, nell’angolo in cui si sceglie di posizionarsi per raccontare una storia. A volte ho tratto spunto da qualcosa che ho visto e vissuto davvero. È accaduto con Step ma anche con Alex, Nicco, Carolina e Tancredi, i protagonisti degli altri miei romanzi. Solo che i libri non sono autobiografie, sono davvero altri mondi. Mi lascio trasportare dai miei ricordi di ragazzo e dalle storie che osservo e che mi vengono raccontate. Quello che cerco in realtà è proprio il contrario: vorrei che le mie storie raccontassero episodi e sensazioni simili a quelle vissute dai lettori. Perché non conta che la storia non sia esattamente quella che ogni lettore ha vissuto. Basta ritrovarsi nelle sensazioni, nelle atmosfere, immedesimandosi in qualcosa che sia realistico. Quindi tutto entra nella mie storie. La vita vera che mi gira intorno e di cui faccio parte».

Anche per questo romanzo ci sarà un film al cinema? Se Si, sarà riconfermato lo stesso cast?

«Potrebbe! Mi lascio sempre aperta una porta, in base a come potrebbero sviluparsi le mie intenzioni. Quello che so per certo è che, avendo uno stile di scrittura molto “visuale”, che si muove per immagini, l’adattamento cinematografico è abbastanza semplice. Scrivere in generale, che si tratti di un libro o di un film, è un mix tra esperienza e creatività. Si attinge a ciò che si conosce, lo si rielabora (anche restando molto attinenti alla realtà dei fatti) e si creano dinamiche che possano coinvolgere un numero di persone ampio e sconosciuto. Così una dinamica personale (che teoricamente quindi potrebbe essere troppo soggettiva per accattivare gli altri), diventa più corale. Una storia di tanti. In cui ci si riconosce e ci si può sentire parte di un patrimonio collettivo. Poi capita una sorta di illuminazione, un istante in cui scatta qualcosa che mette insieme alcuni elementi incamerati in chissà quale angolo di noi. Credo quindi che tutto sia connesso e l’adattamento sia semplicemente un nuovo modo di vedere la storia narrata».

La serie si fermerà qui o continua?

«Potrei divertirmi a farti una controdomanda: le storie d’amore finiscono davvero all’ultima pagina di un libro o del fotogramma di un film? È un aspetto che mi affascina da sempre. Quindi, la verità? Mica lo so, sai. Mi sono abituato alla possibilità di farmi stupire da Step e Babi. la scritta “The end” sancisce solo il momento in cui si interrompe la narrazione. Non la fine vera della storia, le storie durano finché c’è vita».

Mi dica tre aggettivi che identificano lei e tre per il suo libro.

«Vediamo. Sono curioso, testardo, sognatore. “Tre volte te” è intenso, vero e pronto al confronto, che non è un aggettivo, ma è bello anche spiazzare!».

Lei è un ottimo scrittore, leggendo la sua biografia però ho notato che ha avuto difficoltà ad emergere. Ora che è uno scrittore di successo, che consigli darebbe a chi si accinge ad iniziare questa carriera?

«Grazie anzitutto per il tuo complimento! L’iniziale rifiuto che nel 1992 ebbe “Tre metri sopra il cielo” da parte di grossi editori era meno forte della mia passione. Non si scrive perché si vuol essere pubblicati, non è quella la finalità ultima, il vero scopo è comunicare, arrivare alla gente e i modi sono vari. Se un grande editore lì per lì non accetta il tuo lavoro, allora ci investirai tu e lo pubblicherai così, intanto, vedendo che succede. E poi crederci. Tanto. Sempre. Perché la voglia di immaginare personaggi e scenari non finisce mai, anzi, si alimenta di volta in volta proprio grazie alle storie già nate, alle esperienze, agli incontri. Dopo un rifiuto, occorre continuare a preparare il terreno per nuovi percorsi narrativi. Finché continuerò a stupirmi, a commuovermi, a cercare la bellezza e la semplicità, a emozionarmi per un sorriso non dovuto, un abbraccio inatteso, un fiore che cresce sull’asfalto nonostante nessuno lo guardi, finché mi lascerò trasportare dall’ispirazione d’impeto da strutturare poi in una trama che mi affascini, avrete sempre miei nuovi libri da leggere. Perché come dice Joseph Chilton Pearce “Per vivere una vita creativa dobbiamo perdere la paura di sbagliare”. E io non ne ho. Sbaglio e non ho paura di farlo».

Per noi di “Scrivere a colori” è stato un grande onore poter chiacchierare con un grande scrittore, che come spesso accade, si è rivelato anche una grande persona!

Cosa vi aspettate da questo libro, e secondo voi, come andrà a finire questa tormentata storia d’amore?

Via con i commenti 😉

Un abbraccio e al prossimo post,

ENISLAMECA

“Taobuk” l’evento culturale dell’estate siciliana.

Buongiorno amici ed amiche!

Oggi vi parlo di un interessantissimo evento che si svolgerà a Taormina dal 24 al 28 Giugno 2017: il Taormina International Book Festival: “Taobuk”.

Questo evento, giunto alla sua VII edizione, avrà come focus la letteratura, anche in relazione agli altri mass media: cinema, musica, teatro, giornalismo ed arti visive. 

Il fil rouge che legherà le varie forme di espressione creativa, quest’anno sarà il tema: “Padri & Figli”.

Cosa ci hanno lasciato in eredità i nostri genitori? E Cosa ci piacerebbe tramandare alle generazioni future? Una chiave di lettura che sono sicura ci farà riflettere molto, e ci inviterà alla ricerca delle nostre radici, e delle radici della nostra cultura.

Conoscere il passato per capire chi siamo, ed il futuro che ci attende”.

Come ogni anno, il programma prevede la presenza di nomi illustri nell’ambito letterario e numerosi ospiti appartenenti al mondo della musica e della televisione.

Tra i tanti ricordiamo: Christian De Sica, Inge Feltrinelli, Piero Pelù, Elsa Osorio, Carlo Cracco, Luciana Litizzetto, Giovanni Hoepli, Anna Maria Sciascia e tanti altri ancora!

La manifestazione, è ideata e diretta, da Antonella Ferrara, che inoltre condurrà le serate insieme al giornalista del TG1 – RAI Alessio Zucchini.

Giovane intraprendente, A. Ferrara, sette anni fa ha voluto fortemente un festival del libro in Sicilia, e ha fatto del suo progetto, una realtà che conta ogni anno migliaia di partecipanti.

Novità assoluta 2017, è il “TaoKids”!

Per la prima volta, il festival si rivolgerà anche ai più piccoli, con attività ludico-culturali, letture animate, incontri con autori e giochi didattici, che si svolgeranno il parallelo alla manifestazione principale. Con questo nuovo snodo, il festival diventa a tutti gli effetti un evento per l’intera famiglia.

Vi invito a leggere con cura il programma, perché vi sono così tante attività, mostre, eventi che annoiarsi sarà impossibile!

Dimenticavo inoltre, che tra i vari stand espositivi, troverete anche un “vecchio amico” di Scrivereacolori… 

Cliccando sui seguenti link, potrete trovare tutte le informazioni necessarie:

 

Sito: https://www.taobuk.it/

Programma dettagliato della manifestazione: https://www.taobuk.it/wp-content/uploads/2017/06/Taobuk_brochure_Programma2017-low.pdf

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1445480535545828/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/taobuklab17/

 

Un evento di informazione, dinamico e  divertente, che si svolgerà in una delle città più belle d’Italia.

Che aggiungere?

 

Questo weekend, vi aspetto tutti al “Taobuk”, dove potrete appagare mente ed occhi!

 

 

Vita Maria

Intervista a Marco Lovisolo autore di: “Lo zaino è pronto, io no”

Cari lettori, ricordate: “Lo zaino è pronto, io no”, Il libro di cui vi ho parlato la scorsa settimana?

 

 

Bene, dato che mi è piaciuto così tanto, mi è venuta l’idea di contattare il suo autore, e scambiare con lui quattro chiacchiere.

Sentite un po’ quel che ci ha raccontato…

  1. Ci Parli un po’ di Lei…

Mi chiamo Marco e sono un viaggiatore instancabile, abilmente camuffato sotto le spoglie di un tecnico informatico. Anzi, il travestimento è così efficace che a volte io stesso mi convinco di essere un impiegato e non un esploratore…

A parte gli scherzi: sono nato ormai troppi anni fa a Torino e ho sempre avuto una smisurata passione per i viaggi zaino in spalla. Sono sposato, ho una figlia piccola di quindici mesi e lavoro per un’importante società di assicurazioni. Oltre ai viaggi mi piace suonare la chitarra, giocare a tennis e guardare film di fantascienza.

 

  1. Com’è nata l’idea di scrivere e pubblicare il suo libro? 

Nasce grazie all’impegno e alla costanza di altre persone. Ammetto che il sottoscritto ha avuto ben pochi meriti nella fase di partenza del libro.

Nel corso dei viaggi, tenevo spesso i contatti con i miei amici attraverso le e-mail. Scrivevo dei piccoli reportage di quello che vedevo, facevo, mangiavo. Con il tempo mi sono accorto che i miei amici erano molto più interessati alle vicende quotidiane che non agli aspetti più marcatamente turistici del viaggio. Volevano sapere dei cibi strani, delle persone, degli incontri, dei mezzi di trasporto.

Al mio ritorno, tutti dicevano che si ammazzavano dal ridere a leggere dei miei piccoli disastri e qualcuno mi suggeriva di raccogliere tutte le vicende in un libro. Mia moglie, che all’epoca di quei viaggi io non conoscevo, nel sentire tutto questo entusiasmo da parte dei miei amici, ci ha calato sopra l’asso da briscola e ha insistito fino a quando ho deciso di cimentarmi con la scrittura “vera”. È stato un processo lungo e complicato, ma è stato anche un processo di rielaborazione, di riscoperta interiore. Sono andato in cerca di tutte quelle sensazioni che si erano sedimentate sul fondo del mio essere e le ho riesaminate con occhi nuovi, le ho rivissute e godute più pienamente di quanto mi sia capitato vivendole in presa diretta.

 

  1. Ci racconti l’emozione nel tenere tra le mani la prima copia del suo libro…

Lo so che dire questa cosa non mi farà molto onore, ma in tutta sincerità l’unica sensazione che ho provato in quel momento è stata un’enorme stanchezza. Sono un ossessivo e ricerco la perfezione in ogni cosa. Per essere sicuro di fornire un prodotto di qualità ho revisionato il testo almeno cinquanta volte, ritoccandolo in continuazione e ancora non sono soddisfatto del risultato (infatti sto lavorando alla seconda edizione). In ogni caso in quel momento ho provato gioia, certo, ma anche un senso di vuoto: un progetto sul quale avevo lavorato per due anni era finalmente giunto al termine ed io volevo solo “staccare” la testa.

 

  1. Mi dica tre aggettivi che identificano lei, e tre per il suo libro.

Tre per me: curioso, attivo, irascibile. Tre per il libro: onesto, divertente e… economico! ;o)

 

  1. Che consigli darebbe a chi ha in programma l’idea di scrivere un libro?

Farsi una scorta di Tavor. Ovviamente scherzo, ma sicuramente è fondamentale fare il pieno di santa pazienza. Scrivere il libro è davvero la cosa più semplice, i problemi cominciano dopo: avere a che fare con gli editori è snervante e spesso inutile, il self publishing è faticoso perché tutta la fase di marketing è sulle tue spalle e tu, comunque, vieni visto come uno scrittore di serie B, l’editoria a pagamento la trovo eticamente scorretta. Ecco, più che un consiglio mi sento di dare un avvertimento: non crediate che con la scrittura si esaurisca il vostro lavoro perché siete appena all’inizio, il peggio deve ancora arrivare. Quindi: rimboccatevi le maniche.

 

  1. Ha un libro “del cuore”? Se sì, ci dica quale e perché ha così importanza per lei? 

Non saprei sceglierne uno, ce ne sono molti che ho amato e che appartengono ai generi più diversi. I fratelli Karamazov per il profondo amore per la terra russa che traspare dalle parole di Dostoevskij; Il Signore degli Anelli per la descrizione della lealtà e dell’amicizia; Q per la perfetta ricostruzione di un periodo storico che quasi non conoscevo.

Per quello che riguarda più strettamente la letteratura di viaggio, che è il ramo nel quale mi sono cimentato con Lo zaino è pronto, io no, adoro Terzani per la sua innata capacità di descrivere l’Asia, il mio continente preferito e Bryson per la sua straripante ironia. Ecco, un autore al quale ho cercato di ispirarmi (senza riuscirci, ovviamente) è proprio Bill Bryson: un genio.

E poi ci sarebbero migliaia di altri titoli: impossibile menzionarli tutti.

7. Ha viaggiato molto, come ho avuto modo di leggere nel suo libro “Lo zaino è pronto io no”, ad oggi… qual è il viaggio che le è piaciuto di più?

Il Messico. Era un periodo davvero complicato della mia vita, mi erano venuti a mancare alcuni punti di riferimento e ne cercavo altri ai quali ancorarmi. Decisi di partire in solitaria per avere modo di riflettere e mettermi alla prova. Sono stato via un mese intero. Un mese di gioia pura e selvaggia, nel corso del quale ho capito che l’unico punto di riferimento plausibile per il sottoscritto ero io stesso: per fare stare bene le persone intorno a me, dovevo stare bene io per primo. Quel vagabondare senza meta, senza orari mi faceva stare bene. Quel modo di vivere libero, privo di strutture sociali con le quali tutti siamo costretti a convivere per me è stato liberatorio. Trovarsi in un luogo in cui nessuno ti conosce, con i tuoi vestiti peggiori addosso, il tuo zaino di fianco, senza sapere dove dormirai la notte, mentre con degli sconosciuti parli della vita non può far altro che far emergere il tuo vero io, la fibra essenziale del tuo essere.

 

  1. Adesso che è papà, inevitabilmente il suo modo di viaggiare cambierà… ha scelto già la meta in cui porterà la sua piccola non appena crescerà un po’?

Beh, intanto a luglio la porterò a girovagare per la Grecia, che mi sembra già un bel modo per cominciare a viaggiare. Tuttavia, il mio grosso progetto è un altro: riuscire a ricavarmi un lungo periodo sabbatico di cinque-sei mesi per intraprendere con lei e mia moglie un viaggio in quella parte di mondo nel quale mi trovo maggiormente a mio agio: il sud dell’Asia, nel tratto compreso tra Nuova Delhi e Jakarta.

Voglio tornare in Asia.

Voglio tornare a casa.

 

Oltre a scrivere in modo eccellette, a noi Marco sembra proprio una bella persona e sicuramente un ottimo papà. Sono contenta di aver letto il suo libro e di averlo conosciuto virtualmente.

Ecco a voi la pagina Facebook del libro, in cui potrete trovare tante informazioni e recensioni. Inoltre cliccando su questi link potrete acquistarlo sia in formato  Kindle che  Cartaceo.

 

Libro "Lo zaino è pronto, io no"

Dimenticavo… mi piacerebbe sapere la vostra opinione sui viaggi… solitamente preferite viaggiare con tutti i confort, o zaino in spalla e via…come il nostro Marco?

Su con i commenti!!

A presto,

Vita Maria

Letture che fanno “volare”: “Lo zaino è pronto, io no” di Marco Lovisolo

Buongiorno amiche ed amici!

Viste le belle giornate, qualche settimana fa, ho deciso di iniziare a leggere un libro, nelle mie ore di relax.

La scelta è ricaduta su: “Lo zaino è pronto, io no”, di Marco Lovisolo.

 

Libro "Lo zaino è pronto, io no"

 

Come avrete capito, l’argomento principale è il viaggio…

L’autore, ha raccolto in poco più di duecento pagine, tutto ciò che ha reputato degno di nota, durante i suoi innumerevoli viaggi in giro per il mondo.

Una sorta di “Diario di bordo”, che racconta dall’incontro fortuito con un simpatico abitante di un villaggio africano, alla felicità provata nel poter rifare semplici attività della vita quotidiana, snobbate durante una vita intera, e che diventano lusso, quando si vive “allo stato brado”. 

Il tutto è raccontato con uno stile di scrittura informale ed ironico, che dona al libro leggerezza (per leggerezza, intendo la “leggerezza di Calvino”, intesa cioè un come valore, e non certo un difetto).

Non vi nascondo, che non appena letto che lo scrittore era un tecnico informatico, ho messo nella mia mente tanti pregiudizi:“Che avrà mai potuto scrivere uno di quelli che vive la vita tra numeri, simboli e ciber spazi?” 

Invece…mi sono ricreduta sin dalle prime pagine.

Il libro svela un’anima profonda, un ragazzo amante dell’avventura, diventato adesso uomo. Un papà, che riflette e fa riflettere su tante tematiche importanti come la povertà, le differenze culturali, l’importanza dell’ampliamento dei propri orizzonti. 

La cosa che mi è piaciuta di più sono le ultime due pagine di ogni capitolo. Infatti, Marco, regala al lettore i suoi personali consigli, divisi in: “10 cose da fare”, e “10 cose da non fare”. Una sorta di vademecum per affrontare i viaggi nel migliore dei modi.

Il libro ha rafforzato in me, la voglia di partire, e soprattutto con la sua “leggerezza”, mi ha fatto “volare” con la mente, in luoghi che ahimè, ancora non ho avuto la fortuna di visitare.

Se vi ho incuriosito con questo articolo, potete acquistare subito il libro su Amazon, sia in formato Kindle, che cartaceo con copertina flessibile.

 Per gli amici siciliani, inoltre, potrete trovarlo dal 24 al 28 Giugno, a Taormina, in occasione del Taobuk, allo stand Youcanprint.

Voglio chiudere l’articolo con una frase di Italo Calvino, tratta proprio da una delle sue “lezioni americane”, perché secondo me rispecchia sia lo stile di scrittura, che il messaggio che l’autore vuole dare con il suo libro.

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità. Ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.

 

Fatemi sapere con un commento, se il mio pensiero rispecchia il vostro, e se anche a voi, dopo la lettura de “Lo zaino è pronto, io no”, è venuta voglia di buttare dentro ad uno zaino lo stretto necessario e partire, alla ricerca di nuove avventure.

Non mi resta che dire… Buona lettura!!!

 

Vita Maria Casano

“Philomena”: la storia di una madre coraggiosa!

Autore: Martin Sixsmith

 

Editore:Edizione Piemme

 

Data di pubblicazione: 03/12/2013

 

Formato: E-book


Descrizione: Oggi vi racconto di  “Philomena” un libro che mi ha molto emozionato, racconta la storia realmente accaduta  di  Philomena, una  ragazza semplice ed ingenua, rimasta incinta in giovane età, e a cui hanno tolto il suo bambino.  Dalle pagine del romanzo, il regista Stephen Frears, ha proposto la sua trasposzione cinematografica nella pellicola:  “Philomena” con Judi Dench e Steve Coogan, del 2013.

Gli avvenimenti sono avvenuti negli anni ’50, in un periodo in cui se una ragazza rimaneva incinta senza essere sposata veniva ripudiata.  Questo è ciò che è successo a Philomena. Venne mandata in un convento di monache all’apparenza buone, che avevano  lo scopo di aiutare queste giovani madri, ma che in realtà toglievano i bambini e li vendevano a famiglie benestanti che pagavano profumatamente.

Questo libro mostra la forza di questa donna che nonostante siano passati 50 anni, non si è mai dimenticata del figlio perché in fondo le mamme sono così: non si dimenticano dei loro cuccioli sono parte di loro.  Spinta dal desiderio di ritrovare il figlio, inizia la sua avventura. Verrà aiutata dal giornalista Martin SixSmith (che successivamente scriverà il libro sulla sua storia),viaggerà alla ricerca informazioni e scoprirà che è stato adottato,  che è diventato avvocato di successo,  che ha vissuto una relazione amorosa particolare e della sua morte, avvenuta per AIDS nel 1995.

In questo libro, oltre alla forza di Philomena si percepisce il suo coraggio nel perdonare chi le ha fatto così tanto MALE.

Mi ha colpito  per il semplice fatto che noi esseri umani abbiamo difficoltà nel perdonare, non riusciamo ad accettare il torto subito, preferiamo molto di più  odiare.  E’ un sentimento che ci dà consolazione, purtroppo però è apparente perché con il tempo, l’odio ci logora dentro, non ci permette di vivere in pace con te stesso e con gli altri.

Per vivere una vita più serena dobbiamo lasciar andare le sofferenze del passato perdonando..questo non è un sentimento di debolezza ma bensì di FORZA!!!

Quindi prendiamo esempio da questa donna nonostante tutto e tutti è riuscita ad andare avanti perdonando… Facciamolo anche noi per permetterci di vivere in modo più sereno.

 

Giudizio: Lo consiglio perché mi ha fatto emozionare.


Dove acquistarlo: Amazon


Enisla Meca!

#Librottini Disney Baby: Le mie prime parole!

 

Ciao cari amici di Scrivere a Colori, oggi vi parleremo per la rubrica “Passione libri” di libri per i più piccini la linea Librottini della Disney Baby.

Questa linea di libri, è ideale per i bambini, possono portarle ovunque la loro favola, soprattutto in viaggio,senza occupare molto spazio, perchè piccoli e manegevoli.

A noi piacciono molto e ne abbiamo comprati tanti, e in questa rubrica ve li mostreremo tutti!

Oggi parliamo di “Le mie prime parole”

Le mie prime parole

Autore: Disney Baby

Editore: www.j-think.com

Data di pubblicazione: 2013

Età: adatto dai bimbi di un anno in sù


Descrizione
A questo libro io e le mie bimbe siamo molto affezionate, è stato il primo libro che ho comprato alla mia primogenita.

È adatto per insegnare le prime paroline ai neonati, come “mamma”, “papà” ecc. ecc.

Attraverso le figure i bambini, possono ricollegarsi alle paroline lette dai genitori.

Ha un formato manegevole e una struttura solida a prova di manine di bambini.

Giudizio

Molto bello e colorato, qualche parolina un po’ difficile, ma tutto sommato lo consiglio

Dove acquistarlo:


Disney Baby – Librottini – Le mie prime parole

Enisla Meca!