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Due Nuove Nascite all’Acquario di Genova!

Buongiorno cari amici di Scrivere a Colori, oggi vi parlo di una cosa molto simpatica, La nascita di un cucciolo di foca e di un pinguino Papua all’Acquario di Genova. Due avvenimenti rari e importanti. Oggi abbiamo l’onore di parlarne per voi…

ALL’ACQUARIO DI GENOVA È NATO UN CUCCIOLO DI FOCA

L’Acquario di Genova dà il benvenuto a un nuovo cucciolo di foca, nato lo scorso 13 agosto intorno alle ore 1830 da mamma Luna.

Il piccolo, un maschio, alla nascita pesava circa 9 kg. Il parto si è svolto in tempi rapidi sulla piattaforma costruita dallo staff all’interno della vasca e non è stato necessario l’intervento del personale.

Luna, nata anche lei all’Acquario di Genova l’11 luglio 2010, è al suo primo cucciolo. Per quanto si sia presa cura di lui rivolgendogli tutte le attenzioni e ci siano stati molti momenti di contatto, come può accadere al primo parto, non è riuscita ad allattarlo. Durante i primi giorni di vita del piccolo, cruciali e molto delicati, lo staff medico veterinario e acquariologico ha optato per un monitoraggio continuo 24 ore al giorno con minimi interventi per garantire la sopravvivenza del piccolo, nella speranza che l’allattamento naturale andasse a buon fine. Purtroppo, nonostante i molteplici tentativi, Luna e il cucciolo non sono riusciti a coordinarsi e lo staff ha iniziato l’allattamento artificiale.

Per poter garantire la massima efficacia di questa fase, è stato necessario spostare il piccolo in una nursery, che consente anche una maggiore rapidità di intervento dello staff in caso di necessità. L’allattamento avviene cinque volte al giorno con latte artificiale, altamente calorico e privo di lattosio, sostanza che i mammiferi marini non sono in grado di digerire.

La separazione dalla mamma è stata necessaria sia per garantire di poter svolgere gli interventi di allattamento artificiale senza disturbo sia per evitare che i continui tentativi senza successo di suzione da parte del cucciolo continuassero a stimolare la produzione di latte con possibili problematiche di mastite o infezione per la mamma.

In questa fase proseguono il monitoraggio costante, i controlli sulla salute del piccolo e le opportune rilevazioni e misurazioni per accertarne la regolare crescita e verificare che non ci sia una perdita di peso.

La foca è una specie in cui, a differenza di altri mammiferi, le cure parentali sono di breve durata. Lo svezzamento avviene normalmente dopo un mese di allattamento.

Il cucciolo al momento non è visibile al pubblico. Una volta svezzato, tornerà nella vasca delle foche insieme agli altri esemplari dove i visitatori potranno conoscerlo e partecipare alle speciali iniziative che verranno lanciate per scegliere il nome.

Per consentire a tutti di seguire la crescita del piccolo, l’Acquario di Genova ha predisposto una speciale sezione sul sito e una rubrica di aggiornamento sulla pagina Facebook.

La Phoca vitulina raggiunge la maturità sessuale a partire dai tre anni (maschi 3-7 anni, femmine 3-6 anni) e il ciclo riproduttivo è annuale e stagionale.

All’inizio dell’estate, subito dopo la muta, la femmina entra nel periodo riproduttivo e si accoppia in acqua con uno o più maschi.

DSC_0545cucciolo focaDSC_0551

PER LA PRIMA VOLTA ALL’ACQUARIO DI GENOVA è NATO UN PULCINO DI PINGUINO PAPUA

Per la prima volta all’Acquario di Genova è nato un pulcino di pinguino papua (Pygoscelis papua papua) nella vasca subantartica dedicata a questi uccelli acquatici che negli anni scorsi ha visto la nascita di molti piccoli dell’altra specie ospitata, il pinguino di Magellano. Altri due pulcini della specie di Magellano sono nati e si trovano nei rispettivi nidi ricavati nella roccia della vasca.

Il piccolo è nato il 10 luglio da un uovo deposto il 2 giugno nel nido di ciottoli fatto da papà Bianco e mamma Arancio-Bianco. L’uovo è stato covato alternativamente da papà e mamma che provvedono ora a nutrire il piccolo rigurgitando direttamente nel suo becco alimenti pre-digeriti. I genitori non abbandonano mai il nido contemporaneamente e sono molto attenti a proteggere il pulcino.

Il piccolo è visibile dal pubblico nel suo nido all’interno della vasca dei pinguini tra le zampe dei genitori che si alternano a sfamarlo dopo essere stati a loro volta cibati dallo staff. Per poterlo nutrire, mamma e papà mangiano una quantità di cibo maggiore rispetto alla dieta normale, passando da 2 aringhe e 6 capelin al giorno fino a 16 capelin al giorno a testa.

Crescendo, il piccolo sarà sempre più visibile, pur rimanendo nel nido sotto l’attenta sorveglianza dei genitori.

Il piccolo raggiungerà lo svezzamento intorno agli 80-90 giorni di vita, mentre intorno ai due mesi e mezzo farà la prima muta, passando dal piumaggio grigio alle piume impermeabili che gli consentiranno l’ingresso in acqua. Per conoscere il sesso, è necessario aspettare quel momento e prelevare una piuma per effettuare il test del DNA.

Nella vasca in queste settimane si sono schiuse anche due uova di pinguino di Magellano e i pulcini si trovano al momento nei rispettivi nidi, accuditi da mamma e papà. Non saranno visibili al pubblico fino al momento in cui usciranno dal nido, nel prossimo mese di agosto.

I pinguini papua vivono nell’emisfero Sud, come tutti i pinguini, più nello specifico nelle aree antartiche e sub-antartiche; nel suo genere questa è la specie che si spinge più a Nord.

Hanno testa e dorso di colore nero, petto e ventre bianchi, con una netta linea di demarcazione tra i due colori. Il loro becco è rosso-arancio, con l’estrema parte superiore nera. Le zampe sono arancio. Sono provvisti di una coda relativamente lunga. Sono alti circa 75-80 cm e pesano intorno ai 5 kg.

Nidificano in colonie che non distano mai più di 2 km dalla riva del mare e che rimangono ad un’altitudine non superiore a 200 m. I nidi sono ben distanziati, larghi e costruiti con sassi, erbe e muschi. All’Acquario di Genova, i nidi vengono costruiti utilizzando i ciottoli che lo staff lascia a loro disposizione nella vasca.

Vengono deposte due uova, con la possibilità di deporne un terzo se i primi due dovessero rompersi.

Immagini e curiosità sul piccolo pinguino papua e su tutte le novità del mondo AcquarioVillage sono cliccabili sul sito www.acquariodigenova.it e sui canali social Facebook, Twitter, Instagram, Youtube.

piccolo pinguino papuapiccolo pinguino papua un mese Acquario di Genova ph C. Corti (14)

Spero che questo post vi sia piaciuto, alla prossima…

Enisla Meca

10 Cose da fare a Marsala (TP)

Carissimi lettori, oggi vi parlo di una perla del mediterraneo: MARSALA (TP).

Una città ricca di storia, cultura… e bellezze naturali.

Sicuramente avrete sentito parlare di questa città, per lo sbarco di Giuseppe Garibaldi avvenuto l’11 Maggio 1860, e per la notevole produzione dell’omonimo vino.

Beh… tutto vero, ma Marsala è anche altro!!!

Diceva di lei Cicerone, che fu questore della città tra il 76 al 75 a.c.: “pulcherrima sed ventosa”…che dal latino vuol dire: “Bellissima ma ventosa”.

Sì, perché la città è spesso attraversata dal vento caldo di Scirocco. Queste condizioni meteo, insieme alla presenza di una laguna con acqua calda e bassa hanno fatto in modo che divenisse negli ultimi dieci anni meta prediletta di riders proveniente da tutto il mondo, che nelle acque dello Stagnone si allenano e si sfidano nella pratica del Kite surf.

Eccovi la mia top ten, delle attività che meritano di essere svolte, e dei luoghi che meritano di essere visti per chi deciderà di visitare questa splendida città.

10 COSE DA FARE/VEDERE:

  1. Visitare le saline di Marsala, ed il museo del sale, in c/da Ettore Infersa, sul versante nord della città. Ancora meglio se fatto sorseggiando un buon drink davanti ai mulini a vento, al tramonto. Nulla di più romantico!
  2. Le passeggiate serali nel centro storico della città. Infatti, il cosiddetto “Cassero” che è in realtà la centralissima via XI Maggio, è il luogo perfetto per lo shopping, e per vivere la movida marsalese.
  3. Visitare il museo archeologico “Baglio Anselmi”. Sul lungo mare, in prossimità di Capo Boeo, uno dei tre vertici Siciliani, si impone questo ex. stabilimento, adibito oggi a museo. Lì è possibile osservare il relitto di una nave punica, e moltissimi altri reperti archeologici. Inoltre proprio alle spalle del museo vi è l’ingresso dell’insula romana.
  4. Rilassarsi in spiaggia. Oltre a moltissimi lidi attrezzati, ci sono ancora diverse zone di spiaggia libera, in cui è possibile tuffarsi in acque cristalline, dal fondale sabbioso.
  5. Visitare la riserva naturale della laguna dello stagnone. La laguna comprende tre isole tra cui, Mozia, Isola lunga e Santa Maria. Le isolette sono facilmente raggiungibili sia in canoa (esperienza assolutamente consigliata) che attraverso i traghetti dedicati. Se si è in zona, inoltre, ci si può immergere nelle “acque rosa”. Proprio così, perché un po’ nascoste da occhi indiscrete, sul lato nord dell’isola lunga, si nascondono le antiche saline. Lì, nel periodo estivo, l’acqua assume una colorazione rosa intenso che rende magica l’atmosfera.
  6. Vedere le imponenti “Porte” della antica città, e ciò che rimane delle cinta murarie.
  7. Ascoltare un concerto di musica classica al Teatro comunale “Eliodoro Sollima”, e vedere l’imponente teatro “Impero”.
  8. Mangiare prodotti tipici siciliani;
  9. Visitare le innumerevoli cantine presenti in città, e degustare il famosissimo vino “Marsala”.
  10. Visitare la città nei giorni della settimana santa, e vedere le sacre rappresentazioni, della morte di cristo e la crocifissione. Soprattutto il giovedì santo, le vie del centro storico si riempiono di cittadini e turisti per vedere la rievocazione di alcune scene del Vangelo, interpretate ed in parte recitata da centinaia di volontari. Il venerdì precedente alla Pasqua, invece, la statua della madonna “Addolorata”, è accompagnata da migliaia di fedeli in processione per le vie del centro.

Scegliere soltanto 10 attività/luoghi è stato più difficile di quel che pensassi…perché Marsala, da sempre culla di popoli e culture diverse, ha davvero tanto da mostrare.

Vi aspetto presto nella mia città! 😉

Vita Maria

Viaggiare a colori #Favignana

Carissimi lettori, come va?

Oggi vi racconto del mio ultimo viaggio: Favignana, una delle isole Egadi…

Dopo un po’ di mesi di impegni e lavoro,  Domenica scorsa sono stata a Favignana (TP) insieme ai miei amici.

Una mini vacanza che però è riuscita a farmi ricaricare per bene le batterie 😉

Fortunatamente, dalla mia città (Marsala), riesco facilmente a raggiungere l’arcipelago delle Egadi (Favignana, Levanzo e Marettimo) mediante barca privata o con i traghetti dedicati.

 

 

Eccovi il mio “Diario di bordo”

Appuntamento al pontile alle ore 8:00 e via! “Destinazione paradiso (terrestre)”!

Da Marsala, si impiega meno di un’ora in barca per arrivare sulle coste Favignanesi, ma se si è in buona compagnia, il tempo vola.

Tra musica, risate e…se si è fortunati anche l’avvistamento di qualche grande pesce.

La prima tappa, per noi è quasi sempre Cala rossa (la mia preferita), un angolo dell’isola in cui il mare cristallino è  pieno di vita. Infatti, anche senza grande esperienza è possibile osservare tante varietà di pesci.

In tutta l’area protetta la pesca è SEVERAMENTE VIETATA, quindi…se vi venissero strani pensieri, ricordate che la Guardia Costiera ed i volontari delle Egadi, vigilano ogni giorno per far rispettare le regole ai bagnanti ed ai pescatori.

 

 

 

In base al vento è possibile  scegliere le calette più riparate per godere a pieno delle bellezze del mare. E noi questa volta abbiamo scelto di fare l’intero giro dell’isola…

Cala rotonda, il Preveto, la grotta dei sospiri, Lido burrone…sono solo alcuni dei posti più belli e caratteristici, ma in realtà qualsiasi angolo dell’isola offre mare limpido e panorama mozzafiato.

La nostra ultima tappa, è stata Cala azzurra, famosa per la presenza di una piccola spiaggia, ideale per un po’ di relax in riva.

Rientro a Marsala alle 19:00, esausti, ma felici di aver passato una giornata in compagnia tra risate, tuffi e lunghe nuotate.

Naturalmente io vi ho raccontato la MIA giornata a Favignana “via mare”; in realtà bisognerebbe parlare anche delle bellezze dell’entroterra. L’antico porto, l’ex tonnara, il castello e di tanti altri piccoli posti incantati che meritano di essere visti.

Che aggiungere…conosco ogni angolo dell’isola, ma ogni volta è sempre un’avventura!

Anche se si dispone di pochi giorni di ferie, anche se gli impegni sono tanti non rinunciate mai ad un viaggio! Anche se breve, anche se vicino…

 

” Viaggia per il mondo, riempi il tuo bagaglio di ricordi. Ogni ricordo sarà una storia che riempirà la tua vita di significato”

Cit. Guido Prussia

 

gambe, mare... Favignana (TP) un angolo di Paradiso

 

Azzurro e blu, i colori del mare… giallo caldo, come il sole che ci ha cotti a puntino e marrone come la nostra pelle al ritorno 🙂

Se vi va di leggere i racconti dei miei ultimi  viaggi  ecco il link.

Alla prossima avventura con #viaggiareacolori e  buona estate!

Vita Maria 

Intervista a Marco Lovisolo autore di: “Lo zaino è pronto, io no”

Cari lettori, ricordate: “Lo zaino è pronto, io no”, Il libro di cui vi ho parlato la scorsa settimana?

 

 

Bene, dato che mi è piaciuto così tanto, mi è venuta l’idea di contattare il suo autore, e scambiare con lui quattro chiacchiere.

Sentite un po’ quel che ci ha raccontato…

  1. Ci Parli un po’ di Lei…

Mi chiamo Marco e sono un viaggiatore instancabile, abilmente camuffato sotto le spoglie di un tecnico informatico. Anzi, il travestimento è così efficace che a volte io stesso mi convinco di essere un impiegato e non un esploratore…

A parte gli scherzi: sono nato ormai troppi anni fa a Torino e ho sempre avuto una smisurata passione per i viaggi zaino in spalla. Sono sposato, ho una figlia piccola di quindici mesi e lavoro per un’importante società di assicurazioni. Oltre ai viaggi mi piace suonare la chitarra, giocare a tennis e guardare film di fantascienza.

 

  1. Com’è nata l’idea di scrivere e pubblicare il suo libro? 

Nasce grazie all’impegno e alla costanza di altre persone. Ammetto che il sottoscritto ha avuto ben pochi meriti nella fase di partenza del libro.

Nel corso dei viaggi, tenevo spesso i contatti con i miei amici attraverso le e-mail. Scrivevo dei piccoli reportage di quello che vedevo, facevo, mangiavo. Con il tempo mi sono accorto che i miei amici erano molto più interessati alle vicende quotidiane che non agli aspetti più marcatamente turistici del viaggio. Volevano sapere dei cibi strani, delle persone, degli incontri, dei mezzi di trasporto.

Al mio ritorno, tutti dicevano che si ammazzavano dal ridere a leggere dei miei piccoli disastri e qualcuno mi suggeriva di raccogliere tutte le vicende in un libro. Mia moglie, che all’epoca di quei viaggi io non conoscevo, nel sentire tutto questo entusiasmo da parte dei miei amici, ci ha calato sopra l’asso da briscola e ha insistito fino a quando ho deciso di cimentarmi con la scrittura “vera”. È stato un processo lungo e complicato, ma è stato anche un processo di rielaborazione, di riscoperta interiore. Sono andato in cerca di tutte quelle sensazioni che si erano sedimentate sul fondo del mio essere e le ho riesaminate con occhi nuovi, le ho rivissute e godute più pienamente di quanto mi sia capitato vivendole in presa diretta.

 

  1. Ci racconti l’emozione nel tenere tra le mani la prima copia del suo libro…

Lo so che dire questa cosa non mi farà molto onore, ma in tutta sincerità l’unica sensazione che ho provato in quel momento è stata un’enorme stanchezza. Sono un ossessivo e ricerco la perfezione in ogni cosa. Per essere sicuro di fornire un prodotto di qualità ho revisionato il testo almeno cinquanta volte, ritoccandolo in continuazione e ancora non sono soddisfatto del risultato (infatti sto lavorando alla seconda edizione). In ogni caso in quel momento ho provato gioia, certo, ma anche un senso di vuoto: un progetto sul quale avevo lavorato per due anni era finalmente giunto al termine ed io volevo solo “staccare” la testa.

 

  1. Mi dica tre aggettivi che identificano lei, e tre per il suo libro.

Tre per me: curioso, attivo, irascibile. Tre per il libro: onesto, divertente e… economico! ;o)

 

  1. Che consigli darebbe a chi ha in programma l’idea di scrivere un libro?

Farsi una scorta di Tavor. Ovviamente scherzo, ma sicuramente è fondamentale fare il pieno di santa pazienza. Scrivere il libro è davvero la cosa più semplice, i problemi cominciano dopo: avere a che fare con gli editori è snervante e spesso inutile, il self publishing è faticoso perché tutta la fase di marketing è sulle tue spalle e tu, comunque, vieni visto come uno scrittore di serie B, l’editoria a pagamento la trovo eticamente scorretta. Ecco, più che un consiglio mi sento di dare un avvertimento: non crediate che con la scrittura si esaurisca il vostro lavoro perché siete appena all’inizio, il peggio deve ancora arrivare. Quindi: rimboccatevi le maniche.

 

  1. Ha un libro “del cuore”? Se sì, ci dica quale e perché ha così importanza per lei? 

Non saprei sceglierne uno, ce ne sono molti che ho amato e che appartengono ai generi più diversi. I fratelli Karamazov per il profondo amore per la terra russa che traspare dalle parole di Dostoevskij; Il Signore degli Anelli per la descrizione della lealtà e dell’amicizia; Q per la perfetta ricostruzione di un periodo storico che quasi non conoscevo.

Per quello che riguarda più strettamente la letteratura di viaggio, che è il ramo nel quale mi sono cimentato con Lo zaino è pronto, io no, adoro Terzani per la sua innata capacità di descrivere l’Asia, il mio continente preferito e Bryson per la sua straripante ironia. Ecco, un autore al quale ho cercato di ispirarmi (senza riuscirci, ovviamente) è proprio Bill Bryson: un genio.

E poi ci sarebbero migliaia di altri titoli: impossibile menzionarli tutti.

7. Ha viaggiato molto, come ho avuto modo di leggere nel suo libro “Lo zaino è pronto io no”, ad oggi… qual è il viaggio che le è piaciuto di più?

Il Messico. Era un periodo davvero complicato della mia vita, mi erano venuti a mancare alcuni punti di riferimento e ne cercavo altri ai quali ancorarmi. Decisi di partire in solitaria per avere modo di riflettere e mettermi alla prova. Sono stato via un mese intero. Un mese di gioia pura e selvaggia, nel corso del quale ho capito che l’unico punto di riferimento plausibile per il sottoscritto ero io stesso: per fare stare bene le persone intorno a me, dovevo stare bene io per primo. Quel vagabondare senza meta, senza orari mi faceva stare bene. Quel modo di vivere libero, privo di strutture sociali con le quali tutti siamo costretti a convivere per me è stato liberatorio. Trovarsi in un luogo in cui nessuno ti conosce, con i tuoi vestiti peggiori addosso, il tuo zaino di fianco, senza sapere dove dormirai la notte, mentre con degli sconosciuti parli della vita non può far altro che far emergere il tuo vero io, la fibra essenziale del tuo essere.

 

  1. Adesso che è papà, inevitabilmente il suo modo di viaggiare cambierà… ha scelto già la meta in cui porterà la sua piccola non appena crescerà un po’?

Beh, intanto a luglio la porterò a girovagare per la Grecia, che mi sembra già un bel modo per cominciare a viaggiare. Tuttavia, il mio grosso progetto è un altro: riuscire a ricavarmi un lungo periodo sabbatico di cinque-sei mesi per intraprendere con lei e mia moglie un viaggio in quella parte di mondo nel quale mi trovo maggiormente a mio agio: il sud dell’Asia, nel tratto compreso tra Nuova Delhi e Jakarta.

Voglio tornare in Asia.

Voglio tornare a casa.

 

Oltre a scrivere in modo eccellette, a noi Marco sembra proprio una bella persona e sicuramente un ottimo papà. Sono contenta di aver letto il suo libro e di averlo conosciuto virtualmente.

Ecco a voi la pagina Facebook del libro, in cui potrete trovare tante informazioni e recensioni. Inoltre cliccando su questi link potrete acquistarlo sia in formato  Kindle che  Cartaceo.

 

Libro "Lo zaino è pronto, io no"

Dimenticavo… mi piacerebbe sapere la vostra opinione sui viaggi… solitamente preferite viaggiare con tutti i confort, o zaino in spalla e via…come il nostro Marco?

Su con i commenti!!

A presto,

Vita Maria

Viaggiare a colori #Firenze

Buongiorno amiche ed amici!

Oggi inauguriamo finalmente una rubrica dedicata ai viaggi: “viaggiare a colori”.

Sono davvero emozionata per l’introduzione di questa nuova rubrica, perché io AMO VIAGGIARE, e così avrò la possibilità di raccontare le mie esperienze anche a voi.

Proprio ieri sono tornata da un piccolo soggiorno in Toscana. Firenze, Lucca, Pisa, sono delle città così belle e piene di storia che potrei scrivere pagine e pagine…per questo ho preferito dividere il viaggio in tre parti, ed oggi vi parlerò di Firenze.

Il nostro alloggio era in pieno centro, di fronte al palazzo “Medici Riccardi”, una delle più importanti famiglie storiche fiorentine (le cui vicende sono raccontate nel telefilm “I Medici” trasmesso da poco su RAI 1).

Prima di tutto, abbiamo visitato “la Galleria dell’accademia”, un luogo meraviglioso dove tra le varie opere spicca l’originale “David” di Michelangelo.  Una maestosa scultura in marmo bianco di Carrara, divenuto simbolo di Firenze nel mondo.

La seconda tappa è stata il “museo del Duomo”  in cui trovate anche la biglietteria. Sfortunatamente i biglietti per visitare la cupola erano sold out, così abbiamo comprato il pacchetto di ingresso che comprende la visita al museo dell’opera del Duomo, il Battistero, e il campanile di Giotto, che ha durata 24h dal momento della convalida.

Il museo contiene le porte originali del Battistero di S. Giovanni, un’interessante sezione dedicata alla musica, e opere come la “Pietà Bandini” di Michelangelo e “La Maddalena penitente” di Donatello.

Per il campanile di Giotto, abbiamo fatto più di un’ora di fila e 414 scalini…ma il panorama ripaga la stanchezza!

Un’incantevole sorpresa sono stati i “giardini di boboli”. Immensi sentieri di verde, con splendide statue e fontane. Giardini curatissimi, ideali per rilassarsi dopo pranzo e da cui poter ammirare il panorama di tutta la città. 

Sono stati tre giorni davvero intensi, ma sarà impossibile dimenticare “Il ponte vecchio” e lo sfavillio dei suoi gioielli, “Piazza Signoria” colma di gente, il mercato con il suo “cinghiale fortunato”, il buon cibo e quei panorami pazzeschi.

A proposito di cibo, una piccola curiosità… se vi capita di vedere una interminabile fila appena fuori dagli “Uffizi”, davanti ad una paninoteca, sarete giunti dinnanzi “All’antico vinaio” Il 3° LOCALE PIU’ RECENSITO AL MONDO su Tripadvisor! 

Non  vi nego che anche noi inizialmente ci siamo messi in fila, incuriositi di provare i mitici panini, ma… visto il livello di fame, e l’ora, abbiamo optato per una pizza al volo in un locale vicino.

Unico rimpianto in questo splendido viaggio è stato non aver potuto visitare gli “Uffizi”…se qualcuno ha voglia di raccontarmi quel che mi sono persa, commentate pure!

Dimenticavo…ecco a voi i colori del mio primo viaggio: Viola il colore simbolo di Firenze; Bianco poiché il marmo è il materiale che orna la maggior parte dei monumenti; Bordeaux colore delle mattonelle di terracotta che ricoprono i tetti delle costruzioni; verdone  il colore dell’acqua del fiume Arno; Dorato,come i gioielli degli artigiani fiorentini e come la maestosa porta “del Paradiso” del Battistero.

Vi lascio con una frase di Franco Zeffirelli: “Quando sento che mi prende la depressione, torno a Firenze a guardare la cupola del Brunelleschi: se il genio dell’uomo è arrivato a tanto, allora io posso e devo provare a creare, agire, vivere”.

Appuntamento alla prossima settimana, 

Vita Maria